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Educare alle emozioni

Aiutare i bambini a comprendere e relazionarsi con le emozioni è importante. Scopriamo cosa fare

Cosa sono le emozioni? Perché è importante e ducare i bambini, fin da piccoli, a riconoscerle e a relazionarsi con esse? Le emozioni sono la conseguenza più immediata della nostra interazione con il mondo circostante e del significato che conferiamo a esso. Se diamo a una situazione una connotazione positiva, proveremo gioia; se invece ci aspettiamo che qualcosa vada male comparirà la paura o la tristezza. Le emozioni ed i pensieri si intrecciano continuamente, influenzandosi vicendevolmente: essere felici porterà ad avere una visione di se stessi e del mondo ottimistica e serena, mentre essere spaventati rafforzerà una percezione negativa di se stessi e catastrofica del mondo circostante.

Riconoscere le emozioni

Le emozioni sono fisiche, prima che mentali: ognuna di esse è caratterizzata da una precisa attivazione fisiologica, a cui segue un etichettamento cognitivo e una reazione comportamentale. È però il riconoscimento mentale che dà significato alle emozioni e determina la relazione che costruiamo con esse. Per esempio, se percepiamo un forte battito cardiaco, una sensazione di stretta allo stomaco, un aumento della sudorazione alle mani e brividi lungo la schiena, potremmo etichettare quella sensazione come paura e scappare a gambe levate. Eppure, quegli stessi sintomi fisici possono essere associati anche all’attesa di qualcosa di bello e piacevole, e dunque anticipare un’emozione di felicità, capace di attivare comportamenti ben diversi dalla fuga o dall’evitamento. Educare alle emozioni significa quindi aiutare il bambino a contestualizzare le sensazioni provate, riconoscendo quello che percepisce in un determinato momento e prestandogli ascolto: prendersi il tempo per dare attenzione all’emozione è fondamentale per non reagire impulsivamente, imparando così a “lasciarsi attraversare” da essa, senza cercare di controllarla. Gli adulti svolgono una funzione duplice, da questo punto di vista: da un lato devono insegnare ai loro figli ad accogliere tutte le emozioni che provano senza giudizio, dall’altro lato devono essere bravi a comunicare al bambino quello che sentono senza tentare di nasconderlo o di fingere emozioni che non ci sono. Dire al piccolo “mamma non è arrabbiata” o “papà non ha paura” è dannoso perché veicola un messaggio sbagliato, e cioè che le emozioni sono pericolose e vanno nascoste.

Il termometro delle emozioni

Educare alle emozioni significa non solo aiutare il bambino a riconoscerle, ma anche a comprenderne la dinamicità: esse non sono semplicemente “accese o spente”, ma la loro intensità può cambiare nel corso di una stessa giornata. Uno strumento utile per aiutare il piccolo a riconoscere tale gradualità è il cosiddetto “termometro delle emozioni”: è possibile disegnare un piccolo termometro per ciascuna emozione primaria (gioia, tristezza, paura, ecc.), e provare a riconoscere l’intensità di esse usando colori diversi, o numeri diversi, come se fosse un gioco.