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Cos'è l’hikikomori?

A una società che chiede di essere sempre all’altezza della situazione, alcuni ai giovani rispondono con un isolamento impenetrabile

Hikikomori è una parola di origine giapponese che significa “stare in disparte” e che oggi viene utilizzata anche per definire il comportamento che alcuni ragazzi adottano per contrastare la pressione sociale che sentono su di sè. Questi giovani scelgono di chiudersi nelle loro stanze, evitando il contatto con il mondo esterno e, a volte, anche con la propria famiglia. Si oppongono in questo modo a una società che chiede loro soltanto efficienza, senza tenere conto della loro umanità e del loro sentire. Questo fenomeno nato in Giappone si sta diffondendo anche in Italia. Il lockdown che abbiamo vissuto ha sconvolto molti ragazzi, tanto che chi ha una predisposizione all’isolamento, potrà fare fatica a uscire e a riprendere una vita sociale simile a quella precedente.

Isolamento volontario

La persona hikikomori, nel momento in cui si sente sotto pressione per le aspettative altrui (scuola, famiglia, coetanei...), si ritira ponendo una distanza fra sé e le fonti del suo disagio. Sceglie l’isolamento perché non riesce a esprimere il suo malessere in altro modo e perché così si sente protetto.

L’hikikomori non è una malattia, bensì uno stato che non deriva da nessun disturbo preesistente. L’isolamento, però, può portare a un calo dell’umore, all’ansia di uscire di casa e alla dipendenza da internet, che ne sono delle conseguenze, ma non le cause. Il computer è vissuto come una “porta virtuale” per comunicare con il mondo esterno e per non sentirsi giudicato e osservato. Questa sindrome si può presentare in forme diverse e possono essere diverse le cause da cui ha origine. Chi vive con un ragazzo che sceglie l’isolamento si trova molto in difficoltà e molto spesso si sente impotente. Da qualche anno può trovare conforto nell’associazione Hikikomori Italia, aperta a tutti i genitori e parenti di ragazzi con problemi di isolamento sociale.

Come avvicinarsi:

  • Cercare di comprendere il disagio
  • Aprire un dialogo con i ragazzi per conoscere i loro sentimenti, i loro interessi
  • Abbassare le aspettative nei loro confronti
  • Confrontarsi in modo sincero e autentico anche davanti al conflitto, evitando il giudizio